Scrivere il diario di una traduzione: un nuovo trend tutto da scoprire

diarioIl diario di una traduzione non è il diario di un traduttore, per quello ci sono blog e pagine social dove liberare le proprie riflessioni su gioie e dolori di questo lavoro. Il diario di una traduzione è un giornale di bordo in cui annotare, condividere e raccontare come nasce la traduzione di un’opera letteraria. È un lavoro arduo, perché un traduttore letterario è sempre preso dal testo a cui lavora – senza contare che spesso deve arrotondare facendo altro –, perciò non è semplice trovare il tempo di scriverlo.

 

Ma a cosa serve? La maggior parte degli psicologi sostengono che scrivere di sé sia terapeutico: avere un diario segreto curerebbe mente e corpo, ma forse i nostri ricordi adolescenziali sono troppo lontani per ricordarcelo... Ad ogni modo, il diario di una traduzione è qualcosa di diverso, perché al centro di tutto non c’è il traduttore bensì la traduzione e l’opera originale. Ecco che allora gli scopi di un giornale di traduzione cominciano a prendere forma.

 

UN DIARIO PER SENSIBILIZZARE

Da un punto di vista culturale, riportare esempi e relative soluzioni linguistiche con testo a fronte è sicuramente una strada per un’educazione linguistica dei futuri lettori. Stimolare riflessioni su sottigliezze di significato serve a renderli consapevoli della miriade di sfumature che una parola può avere, di quanto una combinazione di termini abbia un significato anche per il suono che producono se letti tutti insieme. Serve insomma a renderli ancora più consapevoli che il senso di una parola non è limitato a quello che troviamo nel dizionario. Per noi che lavoriamo con le lingue può sembrare scontato, ma non è detto che sia così per tutti i lettori.

Mettere per iscritto i ragionamenti con cui si è arrivati a una soluzione, o meglio, a una possibile soluzione traduttiva, è efficacissimo per far conoscere questo mestiere. Mestiere perché chi traduce testi letterari lavora come un artigiano: se per un termine ci sono tre o quattro opzioni nella lingua d’arrivo, il traduttore fa una vera opera di cesello per giungere alla sua scelta finale. Ed è proprio descrivendo nelle minuzie quello che fa che permette a se stesso di compiere un passo verso quell’uscita dall’isolamento tanto necessaria per i traduttori letterari.

 

 UN DIARIO PER INCURIOSIRE

Dall’altro lato, a chi dovrebbe essere destinato il diario di una traduzione? Indubbiamente ai lettori in quanto lettori, a chi compra e legge libri, a chi ancora non sa cosa fa un traduttore letterario. Ma c’è una strategia commerciale potenziale dietro tutto ciò.

Raccontare come nasce la versione di un libro prima che esca serve a stimolare la curiosità di chi lo andrà a leggere. Parallelamente alle soluzioni linguistiche, il traduttore svela indizi, passaggi e personaggi che incuriosiscono il pubblico. Quindi perché non pensarla come tecnica di promozione?

Il traduttore e la traduzione letteraria in generale hanno comunque da guadagnarci. Chi traduce può vederlo come uno strumento per fare un piccolo investimento su di sé, sia per farsi conoscere che per farsi riconoscere.

 

DUE ESEMPI A CUI ISPIRARSI

Due esempi? Uno tutto italiano all’interno di un blog di letteratura spagnola e portoghese: lineadifrontiera. Una sezione del menù è dedicata interamente ai loro diari di traduzioni; ogni opera ha il suo, a puntate ovviamente, come vuole ogni buon diario di bordo. L’altro porta la firma di un traduttore inglese, Daniel Hahn, che per il sito del Free Word Centre di Londra ha iniziato a scrivere il suo diario di traduzione per Flores Azuis [Blue Flowers], un romanzo di Carola Saavedra. Dopo un’introduzione, ha scritto le sue riflessioni sulla prima frase del libro e sul ruolo che ha per lui la prima bozza. Esempi da seguire? Secondo me sì. Credo che questi abbiano una missione decisamente più culturale che commerciale, ma la tecnica si può affinare perché il potenziale è molto interessante.

Martina TabaniMartina Tabani

Ciao, sono una traduttrice freelance madrelingua italiana (letteratura/teatro/gastronomia/turismo/web) e traduco libri, testi e siti web dall'inglese.

Sono anche una web writer. Sono esperta di scrittura di contenuti web, articoli, blogging, correzione di bozze e web-proofing, ma devo confessare che preferisco lavorare in italiano perché è la mia lingua madre!

Ho iniziato la carriera da freelance a gennaio 2013 e ho deciso di unire le mie abilità di traduttrice con quelle di scrittrice per il web, perché sono capace di mettere le parole giuste nel posto migliore!

 

 

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