La Scandinavia e la letteratura per i più piccoli. Un universo che l'Italia dovrebbe (ri)scoprire

Ben ritrovati, cari amici del blog di Parole Nude. Abbiamo passato il periodo delle feste - a proposito: auguri, seppure in ritardo -, i bambini sono rimasti a casa da scuola e sono andati a letto un po' più tardi del solito, magari cullati da una fiaba raccontata loro dai genitori. Fiabe, appunto. Questo sarà il tema del mio secondo intervento, che mi farà rimanere nel campo della letteratura scandinava.

Un settore importante e tradizionale del mondo letterario scandinavo è infatti rappresentato da racconti brevi e novelle destinati ai ragazzi. Lo è sempre stato, importante, fin dai tempi delle celeberrime fiabe di Hans Christian Andersen o dell'altrettanto nota serie di Pippi Calzelunghe (Pippi Långstrump in svedese), creata da Astrid Lindgren. Analizzandole con più attenzione si nota come esse siano storie, soprattutto quelle anderseniane, destinate solo in parte ai bambini, perché il messaggio morale ed etico, alle volte espresso anche attraverso una critica piuttosto diretta alla società, contiene spunti di riflessione utili e quindi interessanti pure per i più grandi. La vicenda della Piccola fiammiferaia, per restare ad Andersen, ne è forse l'esempio lampante. Senza dimenticare il celebre Viaggio Meraviglioso di Nils Holgersson [Nils Holgerssons underbara resa genom Sverige], romanzo del 1908 con cui Selma Lagerlöf, insegnante di professione, si fece aiutare dalla tradizione popolare per spiegare la geografia della sterminata, e per larghi tratti disabitata, Svezia ai suoi e a molti altri alunni del medesimo Paese, ottenendo il premio Nobel per la Letteratura l'anno successivo.

Eppure, pare che da noi la ricezione di tale letteratura sia iniziata e subito finita coi due o tre esempi sopra riportati, sebbene dopo Andersen, Lagerlöf e Lindgren sia venuto molto altro. Scorrere l'albo d'oro del Premio Hans Christian Andersen, principale riconoscimento dedicato alla letteratura per l'infanzia, aiuta in questo senso a farsi un'idea: tra svedesi - compresa la stessa Lindgren -, norvegesi, danesi e finno-svedesi abbiamo infatti un totale di cinque vincitori scandinavi su ventinove edizioni. Decisamente niente male, per tre Paesi che assommano poco più di un terzo della popolazione italiana. Soprattutto perché si tratta di un premio conferito su scala mondiale.

Scorrendo l'atlante da Ovest verso Est, notiamo come la Norvegia ci proponga ad esempio Alf Prøysen col suo Snekker Andersen, il Falegname Andersen. Una storia che ci rende Babbo Natale nella versione puramente ‘nordica’ - non che la figura di Santa Claus sia originaria di Tijuana, ben inteso, ma essa è stata modificata col tempo dagli influssi della cultura anglosassone - con tanto di elfi, gnomi e tutto quel corredo di mitologia e folklore norreni che così di moda sono diventati un po' ovunque sulla scorta del Signore degli Anelli. Solo quest'anno in Italia ci si è accorti di quanto interessante sia l'opera di Prøysen: meglio tardi che mai, verrebbe da dire, risalendo essa a quasi cinquant'anni fa. Ancora ignorati da noi sono invece i racconti del danese Louis Jensen, originali favole dal sapore postmoderno e idealista che, proprio per questa loro caratteristica di critica della società, hanno fatto di Jensen una sorta di ‘nuovo Andersen’ candidandolo pure al premio intitolato proprio al suo celeberrimo connazionale. La Svezia ci propone ad esempio Gunilla Bergström e la saga su quell'Alfons Åberg del quale vi avevo già parlato, un bambino dalla forza sovrumana che però si unisce a un'altrettanto sovrumana temperanza, attraverso la quale Alfons non solo rinuncia a fare a botte per risolvere le dispute e per rispondere alle offese, ma riesce addirittura a ‘convertire’ l'immancabile bullo della situazione. Perfino la relativamente piccola comunità di lingua e cultura svedese che abita il Sud della Finlandia, infine, reclama la necessità di scoprire maggiormente una scrittrice di livello come quella Tove Jansson la cui opera è stata comunque, almeno in questo caso, discretamente recepita nel nostro Paese.

Questi sono solo alcuni esempi, rapidi per ovvia necessità di sintesi, che dimostrano come la Scandinavia non sia solo terra di Vichinghi, saghe o, per arrivare ai giorni nostri, romanzi gialli con omicidi-suicidi, ma nasconda una sensibilità tutta propria. Che forse, se maggiormente accolta e tradotta dai nostri editori, potrebbe fornire ai bambini italiani la possibilità di scoprire fin da piccoli la propria sensibilità e personalità, al contrario di tanti cartoni animati oggi in voga.

Un caro saluto.

 

gabriele bacheriniGabriele Bacherini

Ciao a tutti! Mi chiamo Gabriele Bacherini, fiorentino doc e studente magistrale in lingua e letteratura tedesca alla Scuola di Studi Umanistici e della Formazione dell'Università di Firenze.

Mi interesso di traduzione letteraria perché trovo che sia il luogo migliore per l'incontro tra culture diverse. E non disdegno neppure la scrittura, ma su questo ci sto ancora lavorando!

Nel frattempo, il mio grande obiettivo è quello di proseguire gli studi con un dottorato che mi permetta di ampliare e approfondire ulteriormente i miei interessi, ossia le lingue e le letterature straniere, e la loro analisi critica.

 

Commenti   

fiorella casonato
+1 #2 fiorella casonato 2014-02-28 13:28
:sigh:
Ciao Gabriele,
dalle tue righe deduco che - su di un profilo professionale e di gusti umanistici ci somigliamo.
A buon pro' !
Cordialmente,
Fiorella Casonato
Citazione
Renato
+2 #1 Renato 2014-01-16 11:32
Bravissimo Gabriele!
Hai perfettamente ragione, ma sappi che la battaglia comune per sconfiggere il nostro provincialismo culturale, le nostre cattive abitudini di lettori e di editori , la nostra scarsa attenzione verso l'edificante mondo della nuova letteratura per ragazzi ("i classici" del futuro), è tutta in salita, ma tu continua, non ti faro mai mancare il mio affettuoso e incondizionato appoggio. Ti abbraccio, lo meriti.
Un cordialissimo saluto, Renato Bruno
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